(Il mio primo racconto)
VRRR DRRR.
VRRR DRRR:
Cos’è? una trivella. E’ una trivella nel mattino. Scava nel mio sonno, ci trova che sono tanto incazzato. Apro gli occhi, tiro giù qualche bestemmia. Il cielo mi guarda, come un povero disgraziato. La città mi guarda: non sto lavorando, produttività zero. Un povero disgraziato.
Mi alzo, allora, mi rifugio nella colazione. Ore 10,47.
Quando mi svegliano così è come se staccassero la spina a qualcosa di bello. Una macchina di sogni di una certa importanza, ma di nessuna utilità, per dirla sinceramente. Vorrei tirare un bercione che copra tutti i rumori, oppure un immenso sbadiglio che seppellisca in una coltre di sonno tutto quanto: navigli, chiasso manicomiale nelle strade, la gente che mi guarda, per le strade.
VLUM, una coperta insonorizzata sulla città, una grande placenta e al risveglio sarebbe diverso. Ora devo pensare a questa trivella. Mi vesto, deciso a scoprire di che si tratti.
VRRR DRRR.
L’ascensore è bloccato, piroetto con grazia giù dalle scale, e sono quasi sveglio.
Dal vetro del portone mi si presenta una cosa incredibile. Guardo fuori e vedo un grosso cratere, non ne riesco a intuire la profondità, e a questo punto esco, soddisfatto che qualcosa di nuovo mi abbia svegliato. Piuttosto che quel minchione di vicino di casa.
Fuori si sono posizionati sei operai intorno al cratere, dei quali uno manovra la trivella per mezzo di una leva, che sembra un comando d’un videogioco, un joystick. Mi avvicino sospettosamente.
VRRR DRRR.
La terra è perforata nel profondo, un tunnel corre nelle viscere della città, in fondo, in fondo. Che razza di trivella! ha fatto un ottimo lavoro. Lontanissimo intravedo qualcosa di luminoso, metto a fuoco. Sono appena sveglio, e la vista ancora sonnosa, sommati i tre decimi di miopia abbondanti, m’impedisce di cogliere i particolari. Chiedo ad uno dei sei lavoranti.
« Mi scusi, che state combinando? »
« Abbiamo scavato, » e si gira ammutolito verso il compare.
« Mi scusi, può essere più preciso? »
« Lei abita qui, per caso? » interroga vomitando un urlo.
« Si. Abito di fronte, mi avete svegliato. »
Mi ride in faccia, ridiventa serio.
« Abbiamo trovato un pezzo di cielo, lei non li legge i giornali? »
« No veramente, sono in casa da molto tempo, devo aver dormito troppo, » arranco in vacue giustificazioni.
« Farebbe bene a leggerli, » dice quasi impaternito; io a strizzare bene gli occhi posso scorgere (sì, non mi sbaglio, lo giuro ch’è proprio quello che sto per dire, senz’altro... rischio la sanità mentale a dirvelo, ma ero pazzo anche prima e voi non lo sapevate), bhe, distinguevo quasi delle stelle.
Delle stelle? Un punto interrogativo mi illumina dentro, come un’insegna dimenticata da molto tempo che aspettava, aspettava e finalmente s’è accesa. A grandi passi mi allontano, gli operai non se ne accorgono, concentrati come sono nel lavoraccio.
Salgo le scale che portano dal cortiletto interno alla piazzetta circondata di negozi, vedo alcuni, passanti frettolosi oppure vecchi seduti al bar che fissano il bicchiere.
Vorrei gridare: « Ehi voi! Hanno scoperto un pezzo di cielo! Venite! » e mi trattengo; affretto il passo e corro all’edicolante. Ansando mi sgolo: « Vorrei il Corriere della Sera di oggi. » Il tizio dei giornali è sempre gentile, mi guarda rispettoso, non fa domande. Non ho nulla di strano in fondo, sono io che avverto qualcosa di misterioso addosso, dentro. Pago l’euro e afferro il giornale.
«Bambini bolliti», Cina contro Berlusconi.«Le frasi del premier italiano infondate».
La replica: questa è la storia…
Nessun pezzo di cielo trovato per caso scavando.
Giro le pagine e niente, cultura, società, cronaca; possibile che se ne sbattano del cielo?
« Senta per cortesia, » faccio al giornalaio « non c’è nessuna notizia su un pezzo di cielo, che hanno trovato scavando, eppure mi hanno detto che, così e così… »
« Si vede che la notizia è vecchia, - risponde.
« Mah io non saprei, potrebbe essere sul giornale di ieri, l’ha comprato? » e mi lancia l’occhiata inquisitrice.
« Non compro i giornali! » gli dico finalmente. « Mi annoiano terribilmente. Avrei voluto dirlo anche all'operaio che mi ha detto del pezzo di cielo, sono di sin for ma to. »
E’ rimasto deluso. Me ne vado.
Ancora sulla piazzetta, scendo le scale che danno sul cortiletto, torno al buco profondo. I sei operai se ne sono andati, e hanno lasciato il cielo sepolto incustodito. Che gente senza ritegno, una scoperta simile trattarla con negligenza. Noto ancora il bagliore in fondo, in fondo, si è affievolito. Dev’essere notte in nell’altro cielo, pondero; chissà che si combina là sotto. Ci saranno degli uccelli, delle nuvole, forse un altro sole. Magari potrei andare a prendere una macchina fotografica, o anche gli occhiali per vedere meglio il cielo, quello sepolto.
Da qui a pochi giorni, son sicuro, sarà colmo di turisti; potrà vedersi solo a pagamento il cielo inferiore. Casa mia è proprio sul buco, dal mio balcone con un binocolo si potrebbe scrutare dentro.
Sbadiglio, e penso.
Vedo un po'; non c’è nessuno. E’ ora di pranzo, gli operai devono essere a mangiare da queste parti.
No. Ho deciso! La gente se ne frega, continua a lavorare, a mangiare, procreare, mentre c’è una buca dalla quale si vede il cielo.
Faccio due passi indietro, respiro, prendo coraggio, abbasso le palpebre e corro. So che l'occhio di cielo dalle profondità mi sta osservando.
Potrebbe essere una mostruosa creatura, sotterrata da millenni, quiesciente e che ci ha osservato a lungo. Ora l’uomo ha infranto la barriera di asfalto. Quest'essere ha gli occhi siderei, chissà cosa può avere da dire, una creatura siffatta... Mondo o creatura? mi ci tuffo.
In prossimità del buco faccio un balzello, mi lascio cadere, saluto i vermi mentre scivolo scivolo, guardo la metropoli in alto e quell’altro cielo andare via.
Non rivolgo gli occhi in basso, ho paura; abbandono ogni forza, mentrre abbandono il mondo conosciuto. I pochi attimi sono infinit..., infiniti prima di cozzare con le chiappe su qualcosa di duro, atavico? ancestrale? uno pterodattilo enorme sepolto con occhi di cielo, una carcassa di chimera, un…
Una tubatura unta, mefitica di gas.