Utente: malacconcio
distillare racconti, scrivere la metropoli, leggere bene l'emozione


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paia di pupille su queste bubbole finora


L'aspetto grafico di Maledettamente Bene: modificato da un template di Pannasmontata

Foto di: P. Ciochetta

Il template originale distribuito da:
Pannasmontata Templates
and : Non solo template

maledettamente bene,
signora metropoli






giovedì, 03 gennaio 2008

 

Una scheggia onirica dell'anno passato 
(sulle note di Morricone, testo mio)




















martedì, 25 settembre 2007

 

racconto 


Siamo italiani



Arrivo a pranzo e mangio. Gli spaghetti mi entrano in bocca che non m'accorgo nemmeno. Il sugo che sugo è? buono? dice lei.
Non so, risponde il mento.
Gli occhi li ho incollati al televisore, per il telegiornale, oppure la telecronaca, o è la televendita. Tele vuol dire lontano, mi pare.
La sera invece è diverso, non devo tornare in negozio. Ho il tempo di parlare con mia moglie e conversare mentre succhiamo gli spaghetti. E poi il mercoledì e la domenica faccio l'amore. Solitamente il mercoledì lei sta sopra, perchè io sono stanco, quando la domenica sono io a dirigere la cosa.
Dico io, come si fa a non programmare le cose. C'è della gente dappertutto che non fa altro che vivere alla giornata. Dimmi te.
L'uomo è il centro famiglia, come il duomo è il centro della città. Dev'essere l'uomo che illumina la famiglia, di luce sicura, mica incerta o tremolante, balbuziente. Oggi per esempio ho comprato le rose a mia moglie. E' uno di quei fulmini a ciel sereno, dico. Questo sì dev'essere sporadico. Sporadico viene da spora, credo. E come sono le spore. Sono come le cose che devono venire ogni tanto. Anche noi dobbiamo venire ogni tanto. Il mercoledì e la domenica.
Capita però, un'altra cosa sporadica. Un giovedì.
Questo giovedì ero stanco, della giornata, delle poche ore che ho dormito la notte. Perchè abbiamo fatto l'amore mercoledì, come tutti i mercoledì. Ma lei, mia moglie, non era sazia, forse non è venuta, anche se lei dice di venire sempre il mercoledì. La domenica non è sicura, è incerta, sporadica.
Comunque giovedì è successo che: stavamo mangiando e io avevo gli occhi fissi sulla partita in tv. Non guardavo mia moglie. All'uno a zero ho sentito la zip dei pantaloni, che scivolava e si aprivano. Guardo mia moglie negli occhi, non c'è. Allora mi viene duro, perchè so che mia moglie è là sotto. Eravamo ancora all'uno a zero quando ho sborrato. Lei è riemersa e ha ripreso a mangiare. Spaghetti. Noi mangiamo quasi soltanto spaghetti, siamo proprio italiani. Nonostante che siamo un po', come dire, sporadici.



mercoledì, 14 marzo 2007

 
 

le persone che non si dimenticano sono sassi
e parlano a rimbalzi mentre lapidano ancora
 
le persone che non vuoi dimenticare sono massi
crollano sulle ansie franano e proteggono
 
le persone che non puoi dimenticare sono i passi
d'una terra intima e perversa sulle scarpe
 
perchè il mondo è rovesciato
il mondo ti cammina
 
sulle scarpe




scritto da malacconcio
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categoria : pensieri, poesia, amore, riflessioni, ricordi, vita, diario
domenica, 21 gennaio 2007

 

una porta chiusa
brandelli di una Storia
nel cuore
l'odore di animale
è tutto ciò che vive


scritto da malacconcio
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categoria : pensieri, poesia, amore, riflessioni, racconti, vita
venerdì, 31 marzo 2006

 
(Il mio primo racconto)
 
VRRR DRRR.
VRRR DRRR:
Cos’è? una trivella. E’ una trivella nel mattino. Scava nel mio sonno, ci trova che sono tanto incazzato. Apro gli occhi, tiro giù qualche bestemmia. Il cielo mi guarda, come un povero disgraziato. La città mi guarda: non sto lavorando, produttività zero. Un povero disgraziato.
Mi alzo, allora, mi rifugio nella colazione. Ore 10,47.
Quando mi svegliano così è come se staccassero la spina a qualcosa di bello. Una macchina di sogni di una certa importanza, ma di nessuna utilità, per dirla sinceramente. Vorrei tirare un bercione che copra tutti i rumori, oppure un immenso sbadiglio che seppellisca in una coltre di sonno tutto quanto: navigli, chiasso manicomiale nelle strade, la gente che mi guarda, per le strade.
VLUM, una coperta insonorizzata sulla città, una grande placenta e al risveglio sarebbe diverso. Ora devo pensare a questa trivella. Mi vesto, deciso a scoprire di che si tratti.
VRRR DRRR.
L’ascensore è bloccato, piroetto con grazia giù dalle scale, e sono quasi sveglio.
Dal vetro del portone mi si presenta una cosa incredibile. Guardo fuori e vedo un grosso cratere, non ne riesco a intuire la profondità, e a questo punto esco, soddisfatto che qualcosa di nuovo mi abbia svegliato. Piuttosto che quel minchione di vicino di casa.
Fuori si sono posizionati sei operai intorno al cratere, dei quali uno manovra la trivella per mezzo di una leva, che sembra un comando d’un videogioco, un joystick. Mi avvicino sospettosamente.
VRRR DRRR.
La terra è perforata nel profondo, un tunnel corre nelle viscere della città, in fondo, in fondo. Che razza di trivella! ha fatto un ottimo lavoro. Lontanissimo intravedo qualcosa di luminoso, metto a fuoco. Sono appena sveglio, e la vista ancora sonnosa, sommati i tre decimi di miopia abbondanti, m’impedisce di cogliere i particolari. Chiedo ad uno dei sei lavoranti.
« Mi scusi, che state combinando? »
« Abbiamo scavato, » e si gira ammutolito verso il compare.
« Mi scusi, può essere più preciso? »
« Lei abita qui, per caso? » interroga vomitando un urlo.
« Si. Abito di fronte, mi avete svegliato. »
Mi ride in faccia, ridiventa serio.
« Abbiamo trovato un pezzo di cielo, lei non li legge i giornali? »
« No veramente, sono in casa da molto tempo, devo aver dormito troppo, » arranco in vacue giustificazioni.
« Farebbe bene a leggerli, » dice quasi impaternito; io a strizzare bene gli occhi posso scorgere (sì, non mi sbaglio, lo giuro ch’è proprio quello che sto per dire, senz’altro... rischio la sanità mentale a dirvelo, ma ero pazzo anche prima e voi non lo sapevate), bhe, distinguevo quasi delle stelle.
Delle stelle? Un punto interrogativo mi illumina dentro, come un’insegna dimenticata da molto tempo che aspettava, aspettava e finalmente s’è accesa. A grandi passi mi allontano, gli operai non se ne accorgono, concentrati come sono nel lavoraccio.
Salgo le scale che portano dal cortiletto interno alla piazzetta circondata di negozi, vedo alcuni, passanti frettolosi oppure vecchi seduti al bar che fissano il bicchiere.
Vorrei gridare: « Ehi voi! Hanno scoperto un pezzo di cielo! Venite! » e mi trattengo; affretto il passo e corro all’edicolante. Ansando mi sgolo: « Vorrei il Corriere della Sera di oggi. » Il tizio dei giornali è sempre gentile, mi guarda rispettoso, non fa domande. Non ho nulla di strano in fondo, sono io che avverto qualcosa di misterioso addosso, dentro. Pago l’euro e afferro il giornale.
«Bambini bolliti», Cina contro Berlusconi.«Le frasi del premier italiano infondate».
La replica: questa è la storia…
Nessun pezzo di cielo trovato per caso scavando.
Giro le pagine e niente, cultura, società, cronaca; possibile che se ne sbattano del cielo?
« Senta per cortesia, » faccio al giornalaio « non c’è nessuna notizia su un pezzo di cielo, che hanno trovato scavando, eppure mi hanno detto che, così e così… »
« Si vede che la notizia è vecchia, - risponde.
« Mah io non saprei, potrebbe essere sul giornale di ieri, l’ha comprato? » e mi lancia l’occhiata inquisitrice.
« Non compro i giornali! » gli dico finalmente. « Mi annoiano terribilmente. Avrei voluto dirlo anche all'operaio che mi ha detto del pezzo di cielo, sono di sin for ma to. »
E’ rimasto deluso. Me ne vado.
Ancora sulla piazzetta, scendo le scale che danno sul cortiletto,  torno al buco profondo. I sei operai se ne sono andati, e hanno lasciato il cielo sepolto incustodito. Che gente senza ritegno, una scoperta simile trattarla con negligenza. Noto ancora il bagliore in fondo, in fondo, si è affievolito. Dev’essere notte in nell’altro cielo, pondero; chissà che si combina là sotto. Ci saranno degli uccelli, delle nuvole, forse un altro sole. Magari potrei andare a prendere una macchina fotografica, o anche gli occhiali per vedere meglio il cielo, quello sepolto.
Da qui a pochi giorni, son sicuro, sarà colmo di turisti; potrà vedersi solo a pagamento il cielo inferiore. Casa mia è proprio sul buco, dal mio balcone con un binocolo si potrebbe scrutare dentro.
Sbadiglio, e penso.
Vedo un po'; non c’è nessuno. E’ ora di pranzo, gli operai devono essere a mangiare da queste parti.
No. Ho deciso! La gente se ne frega, continua a lavorare, a mangiare, procreare, mentre c’è una buca dalla quale si vede il cielo.
Faccio due passi indietro, respiro, prendo coraggio, abbasso le palpebre e corro. So che l'occhio di cielo dalle profondità mi sta osservando.
Potrebbe essere una mostruosa creatura, sotterrata da millenni, quiesciente e che ci ha osservato a lungo. Ora l’uomo ha infranto la barriera di asfalto. Quest'essere ha gli occhi siderei, chissà cosa può avere da dire, una creatura siffatta... Mondo o creatura? mi ci tuffo.
In prossimità del buco faccio un balzello, mi lascio cadere, saluto i vermi mentre scivolo scivolo, guardo la metropoli in alto e quell’altro cielo andare via.
Non rivolgo gli occhi in basso, ho paura; abbandono ogni forza, mentrre abbandono il mondo conosciuto. I pochi attimi sono infinit..., infiniti prima di cozzare con le chiappe su qualcosa di duro, atavico? ancestrale? uno pterodattilo enorme sepolto con occhi di cielo, una carcassa di chimera, un…
Una tubatura unta, mefitica di gas.





 
 
 
scritto da malacconcio
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categoria : racconti
venerdì, 17 marzo 2006

 

(il mio primo post)

Ci vedevo poco, ci vedevo male, vedevo quel che volevo vedere. Il naviglio lo avevo adocchiato, per paura di non capitombolarci dentro. Poi alla mia destra scorrevano le orde meneghine dei dabbene. La gente dabbene riempie le strade di notte, agghindati, imbellettati, con le scarpe alte o comunque molto costose.
   Seguono l’oracolo della moda, e si riconoscono per la strada. Segretamente si dicono guarda quello, che scarpe, che pantaloni, che faccia: è uno dabbene alla mia misura. Oppure passa un ignaro abitante di altri paesi intellettuali, o uno straniero, magari anche solo malcagato per l’occasione. Bleah, un piscio di uomo.
   Il naviglio mi guardava senziente, con quello sguardo verde e compassionevole ch’è caratteristico delle grandi intelligenze. Puzzava pure un poco di pesce, e difatti tutta la gente per bene passava ad un buon paio di metri di distanza da esso. Non lo consideravano, se ne guardavano bene, come un paltoniere bivaccato e stravaccato sui sedili del tram. Se ti siedi accanto al poveraccio in questione sei finito. Così io con il mio amato naviglio. Due ospiti indesiderati della terra.
   Avevo bevuto indebitamente. Tutto quel luccichìo di donne benacconce, di passere passeggianti mi mandava in visibilìo, avrei voluto scoparmele tutte. Non una per una, ma in qualche modo tutte insieme, un amore panico verso la natura, la città, l’aria malsana. Un’incantevole ammucchiata. L’attimo dopo però sentivo una sincera repulsione verso tutto. E non perchè i boys delle rispettive puttanelle mi avevano guardato. Ma all’idea del contatto con quei corpi... inzaccherati di trucco, e di trucchi. Funamboli della scopata, e con le funi camminavano sopra le persone, quelle normali, loro ch'erano dabbene.
   Grazie a un semaforo rosso, la città mi capisce qualche volta, passai oltre a quelle orde. Passare col rosso mi dà alle volte la sensazione d'una mancanza di rispetto, e cerco di farlo il più possibile se sono messo come ero messo quella sera. Se è verde aspetto, non ho fretta.
   Erano le tre. Arrivo a casa, vuota. Non che razionalmente potessi aspettarmi altro. Spesso ho come la speranza ci sia qualche d’un altro nell’appartamento, a scaldare l'insoddisfazione con una parola. Una donna? no e nemmeno un uomo. Un angelo! Sì un angelo, bello, e senza sesso…

 

scritto da malacconcio
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categoria : racconti